Il Magnifico Rettore dell'Università degli studi di Foggia, Giuliano Volpe, a nome suo personale e dell’intera comunità universitaria esprime viva soddisfazione per il recupero della maggior parte dei reperti archeologici trafugati nei mesi scorsi presso la sede del Laboratorio di archeologia dell’Ateneo.
“Desidero esprimere un sentito ringraziamento al questore di Foggia, dott.ssa Maria Rosaria Maiorino, al dirigente della Squadra Mobile di Foggia dott. Alfredo Fabbrocini e a tutti coloro che hanno contribuito al buon esito dell’attività investigativa che ha consentito il recupero della maggior parte dei reperti trafugati lo scorso mese di agosto presso la sede del laboratorio di archeologia della nostra Università. Ha dichiarato il Rettore - Come ricorderete il furto ha interessato opere di particolare valore storico- archeologico ritrovate durante le campagne scavi condotte tra il 1995 e il 2005 grazie ad un lungo e impegnativo lavoro di studio della équipe di ricercatori e studenti universitari. Purtroppo dai primi riscontri effettuati non risultano essere state recuperate due statuette di età romana in marmo, databili al II-III secolo d.C., rispettivamente raffiguranti Afrodite ed Eracle, un capitello in calcare del V secolo d.C. e una anforetta del V-VI secolo d.C. provenienti dagli scavi della villa romana e delle chiese paleocristiane del sito di San Giusto nel territorio di Lucera, e una colonnina di marmo del VI secolo d.C. rinvenuta nella chiesa paleocristiana di San Pietro a Canosa. Naturalmente l’auspicio è che le forze di polizia riescano, grazie alle informazioni acquisite durante questa operazione, a ritrovare anche questi materiali di particolare pregio e a riconsegnarli al nostro patrimonio culturale di cui dovremmo essere tutti difensori. E’ fondamentale, infatti, continuare ad attuare un’attenta azione di prevenzione e di controllo sul territorio per contrastare il fenomeno dei furti e della ricettazione di reperti archeologici al fine di proteggere le nostre ricchezze artistiche e culturali. Oltre alla profonda gratitudine, quindi, il nostro incoraggiamento alle forze di polizia affinché continuino con lo stesso instancabile impegno nella loro attività di affermazione della legalità per la crescita sociale e culturale della città e della Capitanata.”
Riportiamo il testo di un bell'intervento pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno dal sen. Giovanni Procacci, sulla situazione delle Università pugliesi e meridionali. Il sen. Procacci, insieme a molti altri colleghi di vari partiti (oltre 50 adesioni), si è fatto promotore anche di importanti emendamenti al decreto milleproroghe, che, se accolti, consentirebbero la soluzione del problema dell'assunzione degli idoeni nei concorsi banditi nel 2008.
"Le forti istanze che salgono dalle Università di Puglia, Basilicata e Molise non devono rimanere chiuse nel solco di una rivendicazione settoriale, da addetti ai lavori, ma essere fatte proprie da tutti coloro che a vario titolo si battono per uno sviluppo reale del Sud.
Il rischio di declassare ed emarginare le nostre università è una minaccia alle potenzialità di crescita delle regioni meridionali perché tocca la questione della classe dirigente, cioè di quella parte della società che è maggiormente chiamata a promuovere e guidare un possibile sviluppo! Senza Università di qualità non si cresce! La politica deve dunque abbracciare questa battaglia, spinta non solo dalla volontà di rappresentare i bisogni del Sud, ma anche dalla convinzione che essa è una rivendicazione da sostenere in nome dei più evidenti principi della nostra Costituzione. "I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi" (dall'art. 34) ma non mi pare che giovani appartenenti a famiglie poco abbienti, pur altamente capaci, possano oggi frequentare Università di eccellenza!
Purtroppo in Parlamento le battaglie per il Sud trovano distorta e tiepida accoglienza anche nei colleghi di partito di altre circoscrizioni, che da un lato si contrappongono alla Lega, ma poi finiscono per adottarne in parte lo spirito. Occorre dunque che i parlamentari del Sud facciano quadrato. Né c’è altra scelta dinanzi a una politica dell’istruzione che rischia di essere in perfetta continuità con gli sfasci terribili operati dalla Gelmini.
Sanno i cittadini che ci sono in Italia università che ricevono dallo Stato 6.500 Euro a studente e altre, soprattutto al Sud, soltanto 2.200 Euro? E che, nonostante queste disparità di partenza, la legge stabilisce che solo gli atenei con i bilanci più floridi- magari anche a causa di forti contributi privati- saranno inoltre premiati nella distribuzione del Fondo di finanziamento ordinario ?
Sanno che le nostre università, pur virtuose per didattica e ricerca – come riconosciuto da prestigiose e autonome agenzie internazionali di valutazione – sono poi classificate dal Governo italiano tra le poco virtuose, quindi impossibilitate ad assumere i propri migliori ricercatori, costretti perciò ad emigrare in atenei più ricchi? E tutto questo perché i loro bilanci sono in affanno a causa di difficoltà economiche alle quali, mentre era in atto un severo risanamento, sono state inchiodate dalla scure Tremonti-Gelmini che, per esempio, solo all’ateneo barese ha sottratto ben 34 milioni di euro in tre anni.
Fino a quando potremo tollerare queste inaccettabili ingiustizie?
Ci stiamo rendendo conto che questo sistema porterà ad avere in Italia quattro o cinque università di eccellenza - certamente non nel Sud! - lasciando le altre al loro destino?
E chi potrà accedere a queste università se non solo i giovani di famiglie facoltose?
Non solo la classe politica ma l’intera opinione pubblica deve sensibilizzarsi e mobilitarsi contro questa deriva: o saremo capaci, ora, di invertire questa tendenza, oppure entreremo nella fase della irreversibilità! Abbiamo, infatti, degli obblighi non solo verso le attuali generazioni, ma anche verso quelle che verranno, che poco potranno fare, se non avremo smontato le regole di un sistema che colpisce il Sud nel cuore delle sue speranze!"
Giovanni Procacci
Per leggere l'articolo: http://www3.unifg.it/ust/rss_stmp/upload/021207_aunbivio.pdf
Facendo seguito alle ordinanze emesse dal Prefetto e dal Sindaco di Foggia si comunica che a partire dalle ore 14.00 di oggi, 7 Febbraio, e per l’intera giornata di domani 8 Febbraio 2012 le sedi dell’Università saranno chiuse.
Si comunica, inoltre, che nei giorni 9 e 10 Febbraio, salve diverse disposizioni, le strutture di front office dell’Università degli studi di Foggia osserveranno il seguente orario di apertura al pubblico:
Ufficio Protocollo: dalle ore 9.30 alle 12.30
URP – Ufficio relazioni con il pubblico: si conferma l’orario di ricevimento dalle ore 9.00 alle 13.00.
Segreteria centrale studenti (Via A. Granmsci, 89 – Foggia) e Segreterie studenti delle Facoltà di Agraria, Economia, Giurisprudenza, Lettere e Filosofia, Medicina e Chirurgia e Scienze della Formazione: Giovedì 9 Febbraio chiuso -Venerdì 10 Febbraio dalle ore 10.00 alle 12.00.
Naturalmente l'espletamento delle procedure di verifica dell'apprendimento previste nel pomeriggio di oggi e nella giornata di domani saranno recuperate nelle prossime settimane e comunicate, agli studenti regolarmente iscritti, dalle strutture di competenza e tramite appositi avvisi sul sito internet.
Al contempo, si garantirà analoga possibilità anche agli studenti che, a causa del maltempo, siano impossibilitati a presentarsi nelle sessioni di esame previste nelle giornate di giovedì 9 e venerdì 10 Febbraio.
L’Università degli studi Foggia, si impegna a comunicare sul sito internet www.unifg.it eventuali disposizioni integrative che saranno adottate nei prossimi giorni a causa del maltempo.
Come forse ricorderete, uno dei video che proiettammo in occasione della Notte dei Ricercatori 2011 fu quello di Paolo Rossi, illustre epistemiologo recentemente scomparso, che ci descrisse, con grande semplicità ma con altrettanta ricchezza di particolari anche aneddotici, la figura di Isaac Newton.
Nelle pagine del Domenicale del Sole24Ore di domenica scorsa il suo decalogo, 'scritto da un attempato studioso per il giovane studioso che va a fare una conferenza o a leggere una relazione a un congresso" che, per la sua intelligenza e ironia, ci sentiamo di condividere con tutta la nostra Comunità.
Premessa: La scrupolosa osservanza di queste dieci norme (che riguardano solo ciò che un tempo si chiamava il "porgere") non garantisce in alcun modo un anche modesto successo. Le norme servono solo a evitare un insuccesso legato a cause diverse dal contenuto della relazione. Questo tipo di insuccesso – contrariamente a quanto il giovane e inesperto studioso è portato a credere – è in realtà abbastanza frequente. Si manifesta nel pubblico con leggeri borbottii, colpetti di tosse, sbadigli, stiracchiamenti o aperta e plateale (anche se rarissima) disapprovazione.
Di seguito si riporta l'articolo a firma del Rettore G. Volpe pubblicato oggi sul quotidiano "il manifesto" dal titolo "Università, il passato e il futuro."
La vera partita che si giocherà nei prossimi mesi riguarda due questioni, tra loro intrecciate:la revisione del sistema di finanzaimento pubblico e l'accreditamento delle sedi universitarie e dei corsi di studio.
Da alcuni mesi i temi relativi al mondo dell’Università sono al centro del dibattito e conquistano le prime pagine dei giornali. Questa attenzione è un bene, perché è solo attraverso una nuova centralità dell’alta formazione, della ricerca e dell’innovazione che il nostro paese, con preoccupante ritardo rispetto ad altri, può recuperare slancio. Non poteva forse essere altrimenti con un Consiglio dei Ministri presieduto e composto da tanti rettori e da professori universitari. Francesco Profumo è persona seria, di grande competenza e disponibile al confronto. Il paragone con il recente passato segna, quindi, un progresso straordinario, soprattutto dopo una stagione di delegittimazione sistematica, al quale contribuiva non poco una ministra che ha brillato per incompetenza. Ma queste indubbie doti possono trasformarsi in armi ancora più ‘pericolose’ per affermare solo una certa idea di università, modellata sull’esperienza, importante ma settoriale, dei politecnici, su una netta differenziazione tra università di serie A, B e C, tra università di ricerca e università di insegnamento: un modello che a più riprese emerge nelle dichiarazioni del Ministro, ben supportato in questo da vari giornali, primi fra tutti il Sole 24 Ore e il Corriere della Sera. Sostanzialmente si tratta del modello di una università di élite, prevalentemente pensata per alcuni atenei del centro-nord e fondata sulla maggiore disponibilità di risorse finanziarie. Profumo, del resto, è stato tra i principali ispiratori di AQUIS, l’associazione di alcune università autodefinitesi di qualità che alcuni anni fa ha inferto il primo duro colpo alla coesione solidale del sistema universitario italiano, tra i suggeritori della legge ‘Gelmini’ e dei parametri per l’assegnazione ‘premiale’ che in questi ultimi anni, nel quadro di un generale sottofinanziamento delle università, hanno tolto risorse ad alcune università, prevalentemente meridionali, trasferendole ad altre, prevalentemente settentrionali. Il dato è fin troppo evidente anche nell’assegnazione del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) del 2011, effettuata dal Ministro nello scorso mese di dicembre. Come, con i colleghi rettori delle sei università di Puglia, Basilicata e Molise riunite in un progetto di Federazione (UniSEI, Università dei Sud Est d’Italia), abbiamo sottolineato in una lettera aperta al Ministro Profumo, nell’assegnazione dei fondi ‘premiali’, tra i 27 atenei centro-meridionali solo 2 appaiono, peraltro piuttosto marginalmente, ‘virtuosi’, mentre tra le 27 università del centro-nord ben 23 rientrano in questa ‘fortunata’ categoria. Se non vogliamo ricorrere ad interpretazioni ‘antropologiche’ di stampo leghista, è evidente che c’è qualcosa che non va nel sistema. La risposta sta forse in un meccanismo segnato da una delle più assurde ed inique sperequazioni di questo paese, che tratta in maniera profondamente diversa i cittadini studenti a seconda dell’università scelta. Il finanziamento pubblico alle università, consolidatosi negli anni, spesso anche grazie a rapporti privilegiati di certe realtà con il potere politico, vede, infatti, assegnazioni profondamente diverse alle università in relazione al numero degli studenti iscritti: da un massimo di 6.500 euro per studente ad un minimo di poco più di 2.200 euro (dati 2010). Un paese che si accalora quotidianamente nel calcolo dello spread tra BTP e BUND, non si accorge di ben altri più drammatici ‘spread’ che penalizzano studenti teoricamente con uguali diritti. È illuminante la distribuzione geografica degli atenei rispetto alla media nazionale: dei 27 atenei sovrafinanzati solo 8 hanno sede al centro-sud, e, naturalmente, dei 27 atenei sottofinanziati solo 8 sono del centro-nord. Se sovrapponiamo queste due liste, emerge chiaramente che alcune Università non sono sovrafinanziate perché “virtuose”, ma risultano “virtuose” proprio in quanto sovrafinanziate! Con questa analisi non voglio affatto scatenare una guerra tra Università. Anzi! Vorrei solo segnalare una situazione di grave iniquità da risolvere al più presto, attraverso un processo perequativo che non danneggi nessuna università, ma, al contrario, garantendo una crescita dell’intero sistema universitario nazionale, ricco di tante specificità e diversità, con università di antica tradizione e università giovanissime spesso nate in territorio difficili e depressi, università specialistiche e università generaliste, università con o senza le facoltà di Medicina e i Policlinici e università con importanti settori umanistici, che costituiscono una straordinaria risorsa del paese, riconosciuta a livello mondiale, che rischiamo di distruggere in un improbabile confronto con gli ambiti tecnologici tipici dei politecnici. Un confronto corretto non può prescindere dalle tante specificità, dalle diverse missioni di ciascuna università e da un’attenta analisi del contesto in cui ogni ateneo opera.
Lasciando da parte le discussioni alquanto sterili sulla falsa questione del valore legale del titolo di laurea, che ritorna periodicamente ed ha occupato grande spazio negli ultimi giorni (l’ex sottosegretario Luciano Modica ha ben spiegato su Europa del 26 gennaio le ragioni per cui si tratta di un problema posto male) e che anche il governo Monti ha deciso prudentemente di ridimensionare, vorrei richiamare l’attenzione sulla vera partita che si giocherà nei prossimi mesi che riguarda due questioni, tra loro intrecciate, dalle quali dipende il futuro dell’intero sistema universitario: la revisione del sistema di finanziamento pubblico e l’accreditamento delle sedi universitarie e dei corsi di studio.
Abbiamo visto quanto sia iniquo l’attuale sistema di finanziamento. Attualmente ogni università viene considerata ‘virtuosa’ sulla base del rapporto tra due fattori: il FFO e il costo del personale, che non deve superare il 90% del FFO, peraltro negli ultimi anni fortemente ridotto, tanto da condannare molti atenei, incolpevoli, a superare la fatidica soglia. Alle università over 90% sono impedite l’assunzione di altro personale (anche a fronte di ingenti pensionamenti), l’assegnazione di fondi straordinari come quelli del piano per i professori associati e altre facilitazioni. Poco importa se una università ha un bilancio sano, non ha debiti e svolge egregiamente le attività di ricerca e di didattica. Si è condannati al blocco! È allo studio del MIUR un decreto che modificherà questo rapporto. Dalle prime indiscrezioni sembra che la ‘virtù’ sarà misurata in base al rapporto, che non dovrà superare l’80%, tra il costo complessivo del personale e le entrate certe, costituite dal FFO e dalla tasse studentesche, oltre che da eventuali altri contributi di enti pubblici e privati. A fronte di un FFO progressivamente ridotto e distribuito in maniera iniqua, è evidente che questa misura finirà per premiare quelle università con una tassazione studentesca alta e imporrà a tutti gli atenei di aumentare le tasse, cosa quasi impossibile, oltre che ingiusta, in alcuni contesti sociali. Attualmente la legge fissa massimo al 20% del FFO l’entità delle entrate dalle tasse studentesche, ma tale limite è stato impunemente superato da molte università, anzi spesso anche premiate nell’assegnazione del FFO. Cosa prevederà il nuovo decreto in tal senso? Come non tener conto che nelle università italiane statali le tasse mediamente oscillano da un minimo annuo di 250-300 euro ad un massimo di 1.500-1.700 euro e che in alcune aree del paese ci sono migliaia di ragazzi che non pagano, giustamente, nemmeno un euro di tasse a causa delle difficili condizioni familiari e che di essi si occupano esclusivamente le università con i propri bilanci senza ricevere il minimo sostegno integrativo statale, pur previsto da una legge del 2001 mai applicata? Come non considerare che in alcune aree Fondazioni bancarie, Enti locali e imprese possono garantire sostegni altrove impensabili? Come non considerare che, ad esempio nella università di cui sono rettore, ben l’82% dei laureati sono figli di genitori privi di un titolo di laurea, e di questi addirittura il 38% ha genitori del tutto privi di titoli di studio (rispetto al 25,7% della media nazionale), o, ancora, che il 34% (rispetto al 24,2% della media nazionale) appartiene alla classe operaia? Eppure questa giovane università ha bravi docenti e ricercatori, con una buona produzione scientifica, come emerge da classifiche internazionali (ad es. SIR 2001, che la pone alla pari o sopra atenei ben più blasonati), ha intensi rapporti con le imprese, sta facendo nascere società giovanili di spin-off. Insomma, si rischia ancora una volta che quelle università che ricevono dallo Stato meno della metà della quota di finanziamento pubblico per studente rischino di essere ulteriormente penalizzate a causa della bassa incidenza della loro tassazione studentesca.
In qualche modo collegato è il tema dell’accreditamento, previsto dalla legge ‘Gelmini’. Molto dipenderà da come verrà realizzato, se, cioè, con il giusto obiettivo di fissare in maniera equa e condivisa requisiti minimi di qualità, al di sotto dei quali un corso non può essere attivato, oppure in modo da ricavare una graduatoria di università e corsi di serie A, B, C, affidando a questo sistema, di fatto, l’abolizione del valore legale del titolo. Se così fosse, potrebbe verificarsi che un mediocre studente laureato nell’università A, magari perché appartenente ad una famiglia facoltosa in grado di garantire i costi di un trasferimento in una città lontana e il pagamento di tasse alte, sia valutato legalmente meglio di un laureato eccellente in una università B. Si stabilirebbe così uno strano concetto di valutazione delle capacità individuali e di meritocrazia. Il rischio concreto è che si scivoli progressivamente, annullando anni di battaglie politiche e di lotte studentesche, verso una università di elite solo per alcuni, lasciando alle masse di studenti meno fortunati una formazione qualitativamente scadente, in sedi minori, dalle quali anche i docenti migliori inevitabilmente fuggiranno. Del resto questo governo, che, come ha acutamente osservato il presidente del Censis Giuseppe De Rita, non è un semplice governo tecnico ma è un governo espressione dell’elite, sembra associare allo stile rigoroso e allo spirito di servizio una sorta di sentimento, certo non dichiarato, di superiorità e distanza dal popolo e dalle sue espressioni politiche (che, indubbiamente, non hanno dato grande prova negli anni recenti), per il quale e al di sopra del quale si assume il compito di decidere. In questo momento cruciale, l’università italiana dovrà decidere se stare dalla parte dell’elite o valorizzare la sua connotazione democratica, garantendo a tutti reali pari opportunità e applicando il principio costituzionale secondo il quale “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.
Giuliano Volpe
Rettore dell’Università di Foggia
L’assemblea dei soci del CUS Foggia convocata nella serata di ieri lunedì 30 gennaio dal Commissario Straordinario Antonio Dima ha eletto il secondo presidente della sua pur breve storia nella persona di Dario Colella docente in Metodi e Didattiche delle Attività Motorie del Corso di Laurea in Scienze delle Attività Motorie e Sportive della Facoltà di Medicina di Foggia, uomo di sport e cultura con alle spalle già alcuni anni d’esperienza maturati nel locale CUS salentino.
Colella succede al prof Giacomo Zanni, ex docente dell’Ateneo foggiano, primo presidente CUS da maggio 2003 a marzo 2011. Lo stesso Zanni, che ha coordinato lo svolgimento dei lavori in qualità di consigliere federale CUSI delegato, è stato omaggiato di una targa ricordo come forma di ringraziamento per la passione ed il lavoro mostrato e l’esperienza trasmessa a soci e collaboratori nei suoi anni di presidenza.
L’assemblea ha inoltre eletto i componenti del nuovo Consiglio direttivo per gli anni 2012-2014 nel numero di sei unità così individuate: Maria Assunta Doddi, Giuseppe Paduano, Stefano Corsi, Michele Tonti (già componenti in carica nell’ultimo consiglio direttivo) insieme con Giovanni Calabrese e Claudio Amorese eletti per la prima volta. Individuato anche il nuovo Collegio dei Revisori dei Conti sempre per gli anni 2012-14 formato dai seguenti componenti: Michele Rinaldi, già revisore nel precedente collegio, insieme con i nuovi eletti Gianluca Simone e Vincenzo Rosiello.
L’assemblea ha inoltre approvato i Bilanci Consuntivi relativi al 2009 e 2010 con relative Relazioni Finanziarie accompagnate dalla Relazione del Collegio dei Revisori dei Conti, nonché la Relazione tecnica del Commissario Straordinario per l’anno 2011.
Fonte: Ufficio stampa CUS
E’ con grande commozione che ricordiamo il presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro che fu protagonista, come ricorderete, di una delle nostre cerimonie di inaugurazione dell’anno accademico. In quell’occasione, la nostra Comunità fu letteralmente fagocitata dalle sue illuminanti parole in cui il rigore etico, la passione politica e di studioso, la difesa delle istituzioni democratiche e della nostra Carta Costituzionale assunsero enorme peso e rilievo. Anche noi vogliamo ricordare quando durante la guerra in Iraq chiese alla Turchia di far passare attraverso la frontiera 300 profughi iraniani che così scamparono alla morte. Un atto esemplare della sua grande umanità di statista innamorato della democrazia e della pace. Rivolgiamo alla figlia Marianna il cordoglio della nostra comunità.
3 gennaio 2012
Lettera aperta a
S. E. il Ministro
dell’Istruzione, dell’Università e
della Ricerca
P.zza Kennedy, 20
00144 R O M A
Signor Ministro,
lo scorso 14 dicembre il Suo Ministero ha diffuso i dati sulla dotazione di Fondo di Funzionamento Ordinario (F.F.O.) assegnata ai singoli atenei pubblici nazionali, elaborati in base al Decreto Ministeriale emanato dal Suo predecessore. La cosiddetta “quota premiale” del Fondo, quest’anno portata al 12% del totale, comporta, come da normativa, premialità e penalizzazioni finanziarie per gli atenei, cosiddetti, “virtuosi” e “non virtuosi”.
La distribuzione geografica delle due categorie di università è tutt’altro che casuale: se si suddividono i 54 atenei valutati in due gruppi di pari numerosità, ubicati rispettivamente a nord ed a sud del parallelo passante per Foligno, si ottiene la seguente situazione: dei27 atenei centro-meridionali solo 2 appaiono, peraltro piuttosto marginalmente, “virtuosi”, mentre delle 27 università del centro-nord ben 23 rientrano in questa “fortunata” categoria. Questo dato potrebbe prestarsi ad interpretazioni fantasiosamente “antropologiche” (che ci auguriamo Lei voglia rigettare), ma può essere – invece – molto più correttamente interpretato guardando a come è ripartito il totale del Fondo, portando in conto, cioè, il restante 88% (86,5%, al netto della quota di cui all’art.11, c.1, della L. 240/2010).
Il Fondo “storicamente” assegnato dal Ministero ai singoli atenei,infatti, presenta differenze e sperequazioni assolutamente ingiustificabili, se è vero che l’università meglio finanziata riceve (dati 2010) quasi 6.500 € a studente, mentre la meno supportata deve accontentarsi di poco più di 2.200 €, di circa un terzo, cioè. Come a Lei è ben noto, tali differenze hanno origini, appunto, “storiche”, di molto precedenti alla recente introduzione di criteri meritocratici di premialità, configurandosi quindi come vere e proprie, ingiustificabili,sperequazioni.
E’ evidente che, a fronte di premesse così differenziate, i risultati delle valutazioni di merito sui risultati conseguiti non possono che risentire delle differenti condizioni di partenza. Ed infatti, il confronto tra le due classifiche, di “virtuosità” da una parte e di finanziamento storico dall’altra, risulta particolarmente illuminante: dei 27 atenei sovrafinanzati rispetto alla mediana nazionale (dati 2010) solo 8 hanno sede al centro-sud, e, naturalmente, dei 27 atenei sotto finanziati solo 8 sono del centro-nord.
Da questi dati si può quindi razionalmente, ed inconfutabilmente,dedurre che, in media, gli atenei che ricevono la maggiorazione di F.F.O. non sono sovrafinanziati perché “virtuosi”, ma risultano (a questo punto, solo apparentemente) “virtuosi” (cioè con performance superiori alla media) proprio in quanto già preliminarmente sovrafinanziati!
Tale oggettiva e incontestabile sperequazione, che si ripropone, intermini sempre peggiori (via via che la cosiddetta quota premiale viene aumentata) da tre anni, ha ormai raggiunto livelli di assoluta insopportabilità, in quanto sta mettendo in discussione la stessa sopravvivenza di un sistema universitario nazionale, a servizio dell’intero paese, e non solo delle regioni centro-settentrionali.
La situazione, già grave, è ulteriormente peggiorata dalle discutibili modalità con le quali sono stati finora definiti i criteri ed i pesi dell’algoritmo di premialità: nel merito, in quanto (ad esempio) nella didattica si premia la facilità di superamento degli esami e non la qualità della formazione ricevuta, e nella ricerca si portano in conto solo alcuni capitoli di finanziamento nazionale ed europeo, e non altri, e si ignorano gli indicatori bibliometrici internazionali di produttività scientifica. E nel metodo, poiché criteri e pesi vengono rivisitati ogni anno, e sempre a posteriori, il che vanifica ogni seria volontà di management by objective da parte degli atenei.
E’ appena il caso di ricordare, inoltre, che alle sperequazioni nella distribuzione del finanziamento ordinario si sommano le enormi differenze tra i livelli di tassazione sopportabili dalle rispettive popolazioni studentesche e tra i contributi offerti, alle università locali, dai rispettivi territori: in primis da parte degli enti locali e delle fondazioni bancarie, notoriamente molto più ricchi nelle regionicentro-settentrionali di quanto accada nel meridione d’Italia. Di tali differenze dovrà tener conto anche il nuovo criterio di valutazione della sostenibilità economico-finanziaria, destinato a sostituire l’attuale “regola del 90%”, se si vogliono evitare ulteriori discriminazioni a danno degli atenei ubicati nelle regioni più povere,premiando (paradossalmente) chi ha potuto e voluto applicare tasse studentesche più elevate, anche oltre il limite di legge del 20% del F.F.O..
Siamo naturalmente consapevoli del fatto che tutte le anomalie sovra evidenziate hanno cause ben precedenti al recentissimo inizio del Suo mandato, e confidiamo nella Sua universalmente apprezzata esperienza e competenza in materia perché voglia al più presto intervenire per porre rimedio a questa situazione, che rischia di trasformare la premialità meritocratica (della cui indifferibile necessità siamo tutti profondamente convinti) in arbitraria discriminazione.
In particolare, le chiediamo di:
E’ appena il caso di farLe notare che tutti questi interventi sarebbero “a costo zero”: non richiedendo infatti risorse aggiuntive rispetto a quelle disponibili, che sono – vogliamo ricordarlo – complessivamente scarsissime, anche a seguito di passate scelte politiche che hanno deciso di mortificare il sistema universitario intermini molto più pesanti di quanto sia stato fatto per tutti gli altri settori pubblici.
Siamo pertanto fiduciosi che Ella vorrà dedicare a questa nostra istanza l’attenzione richiesta dalla drammaticità della situazione in cui tanti atenei nazionali, soprattutto – ma non solo – nel Mezzogiorno, versano per motivi assolutamente indipendenti dalla volontà e dall’impegno dei rispettivi organi accademici e del personale tutto: è in gioco la sopravvivenza del sistema universitario pubblico, unico garante dei diritti costituzionali di accesso dei “capaci e meritevoli”ai gradi più alti dell’istruzione e motore di sviluppo dei territori in cui i singoli atenei sono radicati.
Prof. Corrado Petrocelli
Prof. Domenico Laforgia
Prof. Mauro Fiorentino
Prof. Giovanni Cannata
Prof. Nicola Costantino
Prof. Giuliano Volpe
Discorso finaleMi dispiace, ma io non voglio fare l'Imperatore: non è il mio mestiere; non voglio governare né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti, se possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l'un l'altro.
In questo mondo c'è posto per tutti. La natura è ricca, è sufficiente per tutti noi; la vita può essere felice e magnifica, ma noi lo abbiamo dimenticato. L'avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell'odio, ci ha condotti a passo d'oca fra le cose più abbiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell'abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici; l'avidità ci ha resi duri e cattivi; pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchinari, ci serve umanità; più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto. L'aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti; la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell'uomo, reclama la fratellanza universale, l'unione dell'umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente.
A coloro che mi odono, io dico: non disperate! L'avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, l'amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano. L'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo e, qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie. Non vi consegnate a questa gente senza un'anima, uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore. Voi non siete macchine, voi non siete bestie: siete uomini! Voi avete l'amore dell'umanità nel cuore, voi non odiate, coloro che odiano sono quelli che non hanno l'amore altrui. Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà!
Ricordate nel Vangelo di S. Luca è scritto: "Il Regno di Dio è nel cuore dell'uomo". Non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini. Voi! Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera; di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi, in nome della democrazia, usiamo questa forza. Uniamoci tutti! Combattiamo per un mondo nuovo che sia migliore! Che dia a tutti gli uomini lavoro; ai giovani un futuro; ai vecchi la sicurezza. Promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere, mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse, e mai lo faranno! I dittatori forse sono liberi perché rendono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse! Combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere; eliminando l'avidità, l'odio e l'intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole. Un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati, nel nome della democrazia, siate tutti uniti!
Hannah, puoi sentirmi? Dovunque tu sia, abbi fiducia. Guarda in alto, Hannah! Le nuvole si diradano: comincia a splendere il Sole. Prima o poi usciremo dall'oscurità, verso la luce e vivremo in un mondo nuovo. Un mondo più buono in cui gli uomini si solleveranno al di sopra della loro avidità, del loro odio, della loro brutalità. Guarda in alto, Hannah! L'animo umano troverà le sue ali, e finalmente comincerà a volare, a volare sull'arcobaleno verso la luce della speranza, verso il futuro. Il glorioso futuro che appartiene a te, a me, a tutti noi. Guarda in alto Hannah, lassù.
Discorso finale tratto da "Il grande dittatore", film statunitense del 1940 diretto e interpretato da Charlie Chaplin.
Durante la riunione in oggetto, il Consiglio di Amministrazione, dopo aver preso atto di alcune comunicazioni effettuate dal Rettore, ha proceduto all’esame di 17 argomenti iscritti nell’ordine del giorno.
In particolare, il Consiglio ha approvato il Protocollo d’Intesa con l’Associazione studentesca Area Nuova per la realizzazione di attività inerenti l’attuazione del progetto ILO2, nel quadro della collaborazione avviata tra l’Università di Foggia e l’associazione Area Nuova per il progetto “C.I.A.O.- Centro di informazione all’autoimprenditorialità e all’orientamento”.
Il Consiglio, poi, ha affidato ad una Commissione tecnica il compito di definire un documento recante le Linee guida per la programmazione del fabbisogno di personale tecnico-amministrativo. Nelle more dell’adozione delle suddette Linee guida, ha conferito mandato al Direttore Amministrativo di provvedere all’intervento di riallocazione del personale tecnico-amministrativo nella misura strettamente necessaria a garantire la regolare erogazione dei servizi in relazione al comando presso l’INPS di alcuni dipendenti.
Il Consiglio, inoltre, ha approvato l’indizione di una procedura pubblica di selezione per il reclutamento di un ricercatore a tempo determinato, ai sensi dell’art. 24, comma 3, lettera a), della Legge 240/2010, per il settore concorsuale 06/F2 “Malattie apparato visivo” e per il s.s.d. MED/30 “Malattie dell’apparato visivo”, al fine di attuare un programma di ricerca pluriennale dal titolo “Valutazione della sicurezza della vitrectomia”. Il contratto che sarà stipulato avrà una durata triennale, prorogabile per altri due anni, previa valutazione delle attività didattiche e di ricerca svolte nonché verifica dell’effettiva disponibilità finanziaria, che, per i primi tre anni, è assicurata dai fondi già presenti nella disponibilità del bilancio di Ateneo per effetto dell’erogazione liberale disposta dall’Alcoon s.p.a..
Di seguito, il Consiglio ha autorizzato l’indizione di una gara d’appalto per l’affidamento dei lavori di manutenzione ordinaria riguardanti tutte le strutture universitarie.
Altresì, il Consiglio, a maggioranza, ha approvato l’erogazione di un contributo di € 2.000,00 a favore del Liceo Classico Statale di Foggia “Vincenzo Lanza” per sostenere un progetto, nell’ambito del POF (Piano dell’Offerta Formativa), avente l’obiettivo di selezionare e preparare gli allievi migliori del Liceo “V. Lanza”, al fine di consentire la loro partecipazione ai Certamina, Nazionali e Internazionali, di Latino e di Greco.
Il Consiglio, ancora, ha approvato l’istituzione dei seguenti assegni di ricerca:
Quindi, è stata approvata l’istituzione e l’attivazione del corso di Formazione in “Mediazione Interculturale”, per l’anno 2011/2012.
Il Consiglio, infine, ha approvato il Piano della performance ai sensi dell’art. 10 del D.Lgs. 150/2009, documento atto all’individuazione degli indirizzi e degli obiettivi strategici ed operativi e alla definizione degli indicatori, utili alla misurazione e valutazione della performance dell’Amministrazione, nonché degli obiettivi assegnati al personale dirigenziale.
Per ulteriori approfondimenti, si rimanda alla consultazione degli aggiornamenti della sezione del sito web di Ateneo dedicata all’attività del Consiglio di Amministrazione, raggiungibile tramite il link sottoriportato:
http://www.unifg.it/Organizzazione/organi_accademici/consiglio/deliberazioni.asp