<?xml version="1.0" encoding="windows-1252"?><feed version="0.3" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:trackback="http://madskills.com/public/xml/rss/module/trackback/" xmlns="http://purl.org/atom/ns#" xml:lang="it-it">
	<title>dBlog</title>
	<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.rettore.unifg.it/dblog/" />
	<tagline type="text/html">dBlog</tagline>
	<id>http://www.rettore.unifg.it/dblog/</id>
	<generator url="http://www.rettore.unifg.it/dblog/feedatom.asp" version="dBlog">dBlog 2.0</generator>
	<author>
		<name>dBlog</name>
		<url>http://www.rettore.unifg.it/dblog/</url>
	</author>
	<modified>2012-02-09T12:50:56+01:00</modified>
	<entry>
		<title><![CDATA[Recupero reperti archeologici: l'apprezzamento del Rettore ]]></title>
		<id>http://www.rettore.unifg.it/dblog/articolo.asp?articolo=641</id>
		<created>2012-02-09T12:50:56+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>Il Magnifico Rettore dell'Universit&agrave; degli studi di Foggia, Giuliano Volpe, a nome suo personale e dell&rsquo;intera comunit&agrave; universitaria esprime viva soddisfazione per il recupero della maggior parte dei reperti archeologici trafugati nei mesi scorsi presso la sede del Laboratorio di archeologia dell&rsquo;Ateneo.</p>
<p>&ldquo;<span class="Italic">Desidero esprimere un sentito ringraziamento al questore di Foggia, dott.ssa Maria Rosaria Maiorino, al dirigente della Squadra Mobile di Foggia dott. Alfredo Fabbrocini e a tutti coloro che hanno contribuito al buon esito dell&rsquo;attivit&agrave; investigativa che ha consentito il recupero della maggior parte dei reperti trafugati lo scorso mese di agosto presso la sede del laboratorio di archeologia della nostra Universit&agrave;</span>. <span class="Bold">Ha dichiarato il Rettore </span>- <span class="Italic">Come ricorderete il furto ha interessato opere di particolare valore storico- archeologico ritrovate durante le campagne scavi condotte tra il 1995 e il 2005 grazie ad un lungo e impegnativo lavoro di studio della &eacute;quipe di ricercatori e studenti universitari. Purtroppo dai primi riscontri effettuati non risultano essere state recuperate due statuette di et&agrave; romana in marmo, databili al II-III secolo d.C., rispettivamente raffiguranti Afrodite ed Eracle, un capitello in calcare del V secolo d.C. e una anforetta del V-VI secolo d.C. provenienti dagli scavi della villa romana e delle chiese paleocristiane del sito di San Giusto nel territorio di Lucera, e una colonnina di marmo del VI secolo d.C. rinvenuta nella chiesa paleocristiana di San Pietro a Canosa. Naturalmente l&rsquo;auspicio &egrave; che le forze di polizia riescano, grazie alle informazioni acquisite durante questa operazione, a ritrovare anche questi materiali di particolare pregio e a riconsegnarli al nostro patrimonio culturale di cui dovremmo essere tutti difensori. E&rsquo; fondamentale, infatti, continuare ad attuare un&rsquo;attenta azione di prevenzione e di controllo sul territorio per contrastare il fenomeno dei furti e della ricettazione di reperti archeologici al fine di proteggere le nostre ricchezze artistiche e culturali. Oltre alla profonda gratitudine, quindi, il nostro incoraggiamento alle forze di polizia affinch&eacute; continuino con lo stesso instancabile impegno nella loro attivit&agrave; di affermazione della legalit&agrave; per la crescita sociale e culturale della citt&agrave; e della Capitanata</span>.&rdquo;</p>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.rettore.unifg.it/dblog/articolo.asp?articolo=641"/>
		<issued>2012-02-09T12:50:56+01:00</issued>
		<modified>2012-02-09T12:50:56+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.rettore.unifg.it/dblog/articolo.asp?articolo=641#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[Università ad un bivio. Un articolo del sen. G. Procacci]]></title>
		<id>http://www.rettore.unifg.it/dblog/articolo.asp?articolo=640</id>
		<created>2012-02-07T17:47:29+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>Riportiamo il testo di un bell'intervento pubblicato oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno dal sen. Giovanni Procacci, sulla situazione delle Universit&agrave; pugliesi e meridionali. Il sen. Procacci, insieme a molti altri colleghi di vari partiti (oltre 50 adesioni), si &egrave; fatto promotore anche di importanti emendamenti al decreto milleproroghe, che, se accolti, consentirebbero la soluzione del problema dell'assunzione degli idoeni nei concorsi banditi nel 2008.</p>
<p>"Le forti istanze che salgono dalle Universit&agrave; di Puglia, Basilicata e Molise non devono rimanere chiuse nel solco di una rivendicazione settoriale, da addetti ai lavori, ma essere fatte proprie da tutti coloro che a vario titolo si battono per uno sviluppo reale del Sud. <br />
Il rischio di declassare ed emarginare le nostre universit&agrave; &egrave; una minaccia alle potenzialit&agrave; di crescita delle regioni meridionali perch&eacute; tocca la questione della classe dirigente, cio&egrave; di quella parte della societ&agrave; che &egrave; maggiormente chiamata a promuovere e guidare un possibile sviluppo! Senza Universit&agrave; di qualit&agrave; non si cresce! La politica deve dunque abbracciare questa battaglia, spinta non solo dalla volont&agrave; di rappresentare i bisogni del Sud, ma anche dalla convinzione che essa &egrave; una rivendicazione da sostenere in nome dei pi&ugrave; evidenti principi della nostra Costituzione. "I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi pi&ugrave; alti degli studi" (dall'art. 34) ma non mi pare che giovani appartenenti a famiglie poco abbienti, pur altamente capaci, possano oggi frequentare Universit&agrave; di eccellenza!<br />
Purtroppo in Parlamento le battaglie per il Sud trovano distorta e tiepida accoglienza anche nei colleghi di partito di altre circoscrizioni, che da un lato si contrappongono alla Lega, ma poi finiscono per adottarne in parte lo spirito. Occorre dunque che i parlamentari del Sud facciano quadrato. N&eacute; c’&egrave; altra scelta dinanzi a una politica dell’istruzione che rischia di essere in perfetta continuit&agrave; con gli sfasci terribili operati dalla Gelmini.<br />
Sanno i cittadini che ci sono in Italia universit&agrave; che ricevono dallo Stato 6.500 Euro a studente e altre, soprattutto al Sud, soltanto 2.200 Euro? E che, nonostante queste disparit&agrave; di partenza, la legge stabilisce che solo gli atenei con i bilanci pi&ugrave; floridi- magari anche a causa di forti contributi privati- saranno inoltre premiati nella distribuzione del Fondo di finanziamento ordinario ? <br />
Sanno che le nostre universit&agrave;, pur virtuose per didattica e ricerca – come riconosciuto da prestigiose e autonome agenzie internazionali di valutazione – sono poi classificate dal Governo italiano tra le poco virtuose, quindi impossibilitate ad assumere i propri migliori ricercatori, costretti perci&ograve; ad emigrare in atenei pi&ugrave; ricchi? E tutto questo perch&eacute; i loro bilanci sono in affanno a causa di difficolt&agrave; economiche alle quali, mentre era in atto un severo risanamento, sono state inchiodate dalla scure Tremonti-Gelmini che, per esempio, solo all’ateneo barese ha sottratto ben 34 milioni di euro in tre anni.<br />
Fino a quando potremo tollerare queste inaccettabili ingiustizie?<br />
Ci stiamo rendendo conto che questo sistema porter&agrave; ad avere in Italia quattro o cinque universit&agrave; di eccellenza - certamente non nel Sud! - lasciando le altre al loro destino?<br />
E chi potr&agrave; accedere a queste universit&agrave; se non solo i giovani di famiglie facoltose?<br />
Non solo la classe politica ma l’intera opinione pubblica deve sensibilizzarsi e mobilitarsi contro questa deriva: o saremo capaci, ora, di invertire questa tendenza, oppure entreremo nella fase della irreversibilit&agrave;! Abbiamo, infatti, degli obblighi non solo verso le attuali generazioni, ma anche verso quelle che verranno, che poco potranno fare, se non avremo smontato le regole di un sistema che colpisce il Sud nel cuore delle sue speranze!"</p>
<p>Giovanni Procacci<br />
Per leggere l'articolo: <a href="http://www3.unifg.it/ust/rss_stmp/upload/021207_aunbivio.pdf">http://www3.unifg.it/ust/rss_stmp/upload/021207_aunbivio.pdf</a> <br />
 </p>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.rettore.unifg.it/dblog/articolo.asp?articolo=640"/>
		<issued>2012-02-07T17:47:29+01:00</issued>
		<modified>2012-02-07T17:47:29+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.rettore.unifg.it/dblog/articolo.asp?articolo=640#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[Maltempo: Chiusura dell’Università a partire dalle ore14,00 di oggi e per l’intera giornata di domani 8 Febbraio 2012]]></title>
		<id>http://www.rettore.unifg.it/dblog/articolo.asp?articolo=639</id>
		<created>2012-02-07T12:27:17+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>Facendo seguito alle ordinanze emesse dal Prefetto e dal Sindaco di Foggia si comunica che a partire dalle ore 14.00 di oggi, 7 Febbraio, e per l’intera giornata di domani 8 Febbraio 2012 le sedi dell’Universit&agrave; saranno chiuse.</p>
<p>Si comunica, inoltre, che nei giorni 9 e 10 Febbraio, salve diverse disposizioni, le strutture di front office dell’Universit&agrave; degli studi di Foggia osserveranno il seguente orario di apertura al pubblico:</p>
<p>Ufficio Protocollo: dalle ore 9.30 alle 12.30</p>
<p>URP – Ufficio relazioni con il pubblico: si conferma l’orario di ricevimento dalle ore 9.00 alle 13.00.</p>
<p>Segreteria centrale studenti (Via A. Granmsci, 89 – Foggia) e Segreterie studenti delle Facolt&agrave; di Agraria, Economia, Giurisprudenza, Lettere e Filosofia, Medicina e Chirurgia e Scienze della Formazione: Gioved&igrave; 9 Febbraio chiuso -Venerd&igrave; 10 Febbraio dalle ore 10.00 alle 12.00.</p>
<p>Naturalmente l'espletamento delle procedure di verifica dell'apprendimento previste nel pomeriggio di oggi e nella giornata di domani saranno recuperate nelle prossime settimane e comunicate, agli studenti regolarmente iscritti, dalle strutture di competenza e tramite appositi avvisi sul sito internet.</p>
<p>Al contempo, si garantir&agrave; analoga possibilit&agrave; anche agli studenti che, a causa del maltempo, siano impossibilitati a presentarsi nelle sessioni di esame previste nelle giornate di gioved&igrave; 9 e venerd&igrave; 10 Febbraio.</p>
<p>L’Universit&agrave; degli studi Foggia, si impegna a comunicare sul sito internet www.unifg.it eventuali disposizioni integrative che saranno adottate nei prossimi giorni a causa del maltempo.</p>
<p><a class="pdf" href="http://www.unifg.it/dwn/bacheca/120207-ordinanza-sindaco/120207-decreto-rettore.pdf">Decreto del Rettore</a></p>
<p><a class="blank esterno" href="http://www.prefettura.it/foggia/news/1417466.htm#News_22952">Dal sito della Prefettura di Foggia</a></p>
<p><a class="pdf" href="http://www.unifg.it/dwn/bacheca/120207-ordinanza-sindaco/120207-ordinanza-sindaco-chiusura.pdf">Ordinanza del sindaco</a></p>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.rettore.unifg.it/dblog/articolo.asp?articolo=639"/>
		<issued>2012-02-07T12:27:17+01:00</issued>
		<modified>2012-02-07T12:27:17+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.rettore.unifg.it/dblog/articolo.asp?articolo=639#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[Consigli per un giovane conferenziere]]></title>
		<id>http://www.rettore.unifg.it/dblog/articolo.asp?articolo=638</id>
		<created>2012-02-04T12:37:26+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>Come forse ricorderete, uno dei video che proiettammo in occasione della Notte dei Ricercatori 2011 fu quello di Paolo Rossi, illustre epistemiologo recentemente scomparso, che ci descrisse, con grande semplicit&agrave; ma con altrettanta ricchezza di particolari anche aneddotici, la figura di Isaac Newton.</p>
<p>Nelle pagine del Domenicale del Sole24Ore di domenica scorsa il suo decalogo, 'scritto da un attempato studioso per il giovane studioso che va a fare una conferenza o a leggere una relazione a un congresso&quot; che, per la sua intelligenza e ironia, ci sentiamo di condividere con tutta la nostra Comunit&agrave;.</p>
<p>Premessa: La scrupolosa osservanza di queste dieci norme (che riguardano solo ci&ograve; che un tempo si chiamava il &quot;porgere&quot;) non garantisce in alcun modo un anche modesto successo. Le norme servono solo a evitare un insuccesso legato a cause diverse dal contenuto della relazione. Questo tipo di insuccesso &ndash; contrariamente a quanto il giovane e inesperto studioso &egrave; portato a credere &ndash; &egrave; in realt&agrave; abbastanza frequente. Si manifesta nel pubblico con leggeri borbottii, colpetti di tosse, sbadigli, stiracchiamenti o aperta e plateale (anche se rarissima) disapprovazione.</p>
<ol>
    <li>1.Non superare MAI le QUINDICI cartelle di 2.000 battute, salvo che tu non stia parlando a un congresso politico o tu non voglia affermarti come dirigente sindacale: in questi casi non esistono limiti e, in quelle sedi, la durata serviva (in parte serve ancora) a dimostrare l'autorevolezza dell'oratore.</li>
    <li>2.Fai, di conseguenza, un conto accurato delle cartelle e delle battute. Non dare mai l'impressione di stare ansiosamente combattendo contro il tempo e di avere da dire molte pi&ugrave; cose di quelle che effettivamente hai il tempo di dire. Questo tutti lo sanno e tutti (davvero tutti) potrebbero parlare per molte ore del loro argomento. Siccome tutti lo sanno, questo non interessa davvero nessuno. Non scusarti mai di parlare pi&ugrave; del dovuto: limitati semplicemente a non farlo.</li>
    <li>3.Non trasformare la lettura in un borbottio. Leggi il testo lentamente e con voce alta. Meglio se, come solo pochi grandi sanno fare, riesci a leggerlo dando l'impressione di non leggerlo. Fai pause dove l'argomento cambia. La insensata frenesia di dire tutto quello che si &egrave; scritto o (ancora peggio) tutto quello che si ha in mente, impedisce l'inserzione di quelle brevi pause di silenzio che hanno affetti accattivanti sull'uditorio. Hai mai sentito parlare di &quot;pause sapienti&quot;? Lo erano davvero!</li>
    <li>4.Non leggere le eventuali citazioni dai classici o dai testi altrui pi&ugrave; velocemente del tuo testo. Quasi tutti lo fanno. Ma quasi tutti i conferenzieri (e in specie quelli di provenienza accademica) sono affetti da forme a stento tollerabili di narcisismo. Ciascuno, del tutto ignaro del narcisismo proprio, &egrave; invece attentissimo a quello altrui. Comunque ricordati che le righe scritte da un qualunque classico vengono giudicate dal pubblico che ti ascolta pi&ugrave; degne di attenzione di quelle che io e te riusciamo a scrivere.</li>
    <li>5.Cerca di dire all'inizio ci&ograve; di cui parlerai, brevemente dicendo che la relazione &egrave; divisa in tre parti o cose del genere. La gente ama gli indici, li legge per primi quando compera un libro e non ha per nulla torto ad amarli.</li>
    <li>6.&Egrave; un dato sperimentale e scientificamente acquisito che dopo quaranta minuti di ascolto la capacit&agrave; di attenzione di un qualunque uditore scende paurosamente. Questa discesa dell'attenzione avviene in ogni caso ed &egrave; indipendente dal contenuto di ci&ograve; che si ascolta. Quando mancano una decina di minuti alla fine, d&igrave; con chiarezza che stai per concludere. Ricordati che questa notizia suona, sempre e in ogni caso, piacevole agli ascoltatori (chiunque parli) e suscita in essi un notevole risveglio dell'attenzione. Nella parte conclusiva (che in genere &egrave; la pi&ugrave; importante) avrai quindi un uditorio attento e ben disposto. Ma la parte conclusiva (se avrai rispettato il primo e il secondo comandamento) non sar&agrave; in nessun caso pi&ugrave; lunga di quattro cartelle. Non abbassarti all'odioso, infantile trucchetto di quelli che dicono &laquo;Mi avvio alle conclusioni&raquo; avendo dieci fitte cartelle ancora da leggere. Loro, come tutti i narcisisti, non si accorgono che tutti (con sicurezza ripeto: tutti) individuano subito l'ignobile trucchetto e non avvertono l'ondata di fastidio-disprezzo che sale verso di loro dal pubblico degli astanti.</li>
    <li>7.Approfitta dell'uditorio attento che il rispetto del comandamento numero sei avr&agrave; messo a tua disposizione ed enuncia con una certa forza le tue conclusioni.</li>
    <li>8.Tieni presente che i dati, le notizie, le tabelle di numeri inseriti in una conferenza sono parzialmente digeribili dal pubblico solo se davvero funzionali a una tesi. Tutti usiamo tutti i giorni bibliografie ed elenchi, ma non siamo affatto disposti ad ascoltarli.</li>
    <li>9.Ricordati che, l&agrave; ove esiste, il microfono ESISTE e che &egrave; fatto apposta perch&eacute; tu ci parli DENTRO. Le civettuole dimostrazioni di insofferenza per il microfono appartengono a repertori degli anni Trenta-Quaranta (l'intellettuale un po' a disagio fra le macchine!) e non vengono giustamente MAI perdonate dal pubblico. La scenetta pi&ugrave; patetica &egrave; quella del relatore che, quando dice una cosa che gli sembra importante, si propende verso il presidente e si distacca dal microfono. Il presidente lo sente e gli altri restano (si fa per dire) a bocca asciutta.</li>
    <li>10.Quando fai una conferenza o una relazione pensa sempre a come TU ascolti le conferenze e le relazioni altrui. Il tuo animo, in questi casi, oscilla quasi sempre fra insofferenza, desiderio che lo spettacolo finisca presto e rari momenti di autentico interesse. Cerca di imbrigliare il tuo narcisismo infantile e ricordati che la reciproca vale sempre: anche quando SEI TU che parli. Non consolarti con i rallegramenti e le congratulazioni del dopo-conferenza. Vengono fatte in ogni caso e a tutti: i tuoi amici vogliono consolarti, i tuoi nemici sono (come sempre e ovviamente) in assoluta malafede. Infine un suggerimento pratico: per sapere come NON fare una conferenza, vanne a sentire una del prof. ... (seguono nome e cognome qui omessi perch&eacute; ci &egrave; stato garantito che nel frattempo il professore citato ha imparato a seguire queste norme, ndr).</li>
</ol>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.rettore.unifg.it/dblog/articolo.asp?articolo=638"/>
		<issued>2012-02-04T12:37:26+01:00</issued>
		<modified>2012-02-04T12:37:26+01:00</modified>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.rettore.unifg.it/dblog/articolo.asp?articolo=638#commenti</wfw:comments>
	</entry>
	<entry>
		<title><![CDATA[Università, il passato e il futuro]]></title>
		<id>http://www.rettore.unifg.it/dblog/articolo.asp?articolo=637</id>
		<created>2012-02-02T09:49:33+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p>Di seguito si riporta l'articolo a firma del Rettore G. Volpe pubblicato oggi sul quotidiano &quot;<span class="Bold">il manifesto</span>&quot; dal titolo &quot;Universit&agrave;, il passato e il futuro.&quot;</p>
<p><span class="Italic"><span class="Bold">La vera partita che si giocher&agrave; nei prossimi mesi riguarda due questioni, tra loro intrecciate:la revisione del sistema di finanzaimento pubblico e l'accreditamento delle sedi universitarie e dei corsi di studio</span></span>.</p>
<p><a class="pdf" href="http://www3.unifg.it/ust/rss_stmp/upload/021202_ilpassato.pdf">Leggi</a></p>
<p>Da alcuni mesi i temi relativi al mondo dell&rsquo;Universit&agrave; sono al centro del dibattito e conquistano le prime pagine dei giornali. Questa attenzione &egrave; un bene, perch&eacute; &egrave; solo attraverso una nuova centralit&agrave; dell&rsquo;alta formazione, della ricerca e dell&rsquo;innovazione che il nostro paese, con preoccupante ritardo rispetto ad altri, pu&ograve; recuperare slancio. Non poteva forse essere altrimenti con un Consiglio dei Ministri presieduto e composto da tanti rettori e da professori universitari. Francesco Profumo &egrave; persona seria, di grande competenza e disponibile al confronto. Il paragone con il recente passato segna, quindi, un progresso straordinario, soprattutto dopo una stagione di delegittimazione sistematica, al quale contribuiva non poco una ministra che ha brillato per incompetenza. Ma queste indubbie doti possono trasformarsi in armi ancora pi&ugrave; &lsquo;pericolose&rsquo; per affermare solo una certa idea di universit&agrave;, modellata sull&rsquo;esperienza, importante ma settoriale, dei politecnici, su una netta differenziazione tra universit&agrave; di serie A, B e C, tra universit&agrave; di ricerca e universit&agrave; di insegnamento: un modello che a pi&ugrave; riprese emerge nelle dichiarazioni del Ministro, ben supportato in questo da vari giornali, primi fra tutti il Sole 24 Ore e il Corriere della Sera. Sostanzialmente si tratta del modello di una universit&agrave; di &eacute;lite, prevalentemente pensata per alcuni atenei del centro-nord e fondata sulla maggiore disponibilit&agrave; di risorse finanziarie. Profumo, del resto, &egrave; stato tra i principali ispiratori di AQUIS, l&rsquo;associazione di alcune universit&agrave; autodefinitesi di qualit&agrave; che alcuni anni fa ha inferto il primo duro colpo alla coesione solidale del sistema universitario italiano, tra i suggeritori della legge &lsquo;Gelmini&rsquo; e dei parametri per l&rsquo;assegnazione &lsquo;premiale&rsquo; che in questi ultimi anni, nel quadro di un generale sottofinanziamento delle universit&agrave;, hanno tolto risorse ad alcune universit&agrave;, prevalentemente meridionali, trasferendole ad altre, prevalentemente settentrionali. Il dato &egrave; fin troppo evidente anche nell&rsquo;assegnazione del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) del 2011, effettuata dal Ministro nello scorso mese di dicembre. Come, con i colleghi rettori delle sei universit&agrave; di Puglia, Basilicata e Molise riunite in un progetto di Federazione (UniSEI, Universit&agrave; dei Sud Est d&rsquo;Italia), abbiamo sottolineato in una lettera aperta al Ministro Profumo, nell&rsquo;assegnazione dei fondi &lsquo;premiali&rsquo;, tra i 27 atenei centro-meridionali solo 2 appaiono, peraltro piuttosto marginalmente, &lsquo;virtuosi&rsquo;, mentre tra le 27 universit&agrave; del centro-nord ben 23 rientrano in questa &lsquo;fortunata&rsquo; categoria. Se non vogliamo ricorrere ad interpretazioni &lsquo;antropologiche&rsquo; di stampo leghista, &egrave; evidente che c&rsquo;&egrave; qualcosa che non va nel sistema. La risposta sta forse in un meccanismo segnato da una delle pi&ugrave; assurde ed inique sperequazioni di questo paese, che tratta in maniera profondamente diversa i cittadini studenti a seconda dell&rsquo;universit&agrave; scelta. Il finanziamento pubblico alle universit&agrave;, consolidatosi negli anni, spesso anche grazie a rapporti privilegiati di certe realt&agrave; con il potere politico, vede, infatti, assegnazioni profondamente diverse alle universit&agrave; in relazione al numero degli studenti iscritti: da un massimo di 6.500 euro per studente ad un minimo di poco pi&ugrave; di 2.200 euro (dati 2010). Un paese che si accalora quotidianamente nel calcolo dello spread tra BTP e BUND, non si accorge di ben altri pi&ugrave; drammatici &lsquo;spread&rsquo; che penalizzano studenti teoricamente con uguali diritti. &Egrave; illuminante la distribuzione geografica degli atenei rispetto alla media nazionale: dei 27 atenei sovrafinanzati solo 8 hanno sede al centro-sud, e, naturalmente, dei 27 atenei sottofinanziati solo 8 sono del centro-nord. Se sovrapponiamo queste due liste, emerge chiaramente che alcune Universit&agrave; non sono sovrafinanziate perch&eacute; &ldquo;virtuose&rdquo;, ma risultano &ldquo;virtuose&rdquo; proprio in quanto sovrafinanziate! Con questa analisi non voglio affatto scatenare una guerra tra Universit&agrave;. Anzi! Vorrei solo segnalare una situazione di grave iniquit&agrave; da risolvere al pi&ugrave; presto, attraverso un processo perequativo che non danneggi nessuna universit&agrave;, ma, al contrario, garantendo una crescita dell&rsquo;intero sistema universitario nazionale, ricco di tante specificit&agrave; e diversit&agrave;, con universit&agrave; di antica tradizione e universit&agrave; giovanissime spesso nate in territorio difficili e depressi, universit&agrave; specialistiche e universit&agrave; generaliste, universit&agrave; con o senza le facolt&agrave; di Medicina e i Policlinici e universit&agrave; con importanti settori umanistici, che costituiscono una straordinaria risorsa del paese, riconosciuta a livello mondiale, che rischiamo di distruggere in un improbabile confronto con gli ambiti tecnologici tipici dei politecnici. Un confronto corretto non pu&ograve; prescindere dalle tante specificit&agrave;, dalle diverse missioni di ciascuna universit&agrave; e da un&rsquo;attenta analisi del contesto in cui ogni ateneo opera.<br />
Lasciando da parte le discussioni alquanto sterili sulla falsa questione del valore legale del titolo di laurea, che ritorna periodicamente ed ha occupato grande spazio negli ultimi giorni (l&rsquo;ex sottosegretario Luciano Modica ha ben spiegato su Europa del 26 gennaio le ragioni per cui si tratta di un problema posto male) e che anche il governo Monti ha deciso prudentemente di ridimensionare, vorrei richiamare l&rsquo;attenzione sulla vera partita che si giocher&agrave; nei prossimi mesi che riguarda due questioni, tra loro intrecciate, dalle quali dipende il futuro dell&rsquo;intero sistema universitario: la revisione del sistema di finanziamento pubblico e l&rsquo;accreditamento delle sedi universitarie e dei corsi di studio.<br />
Abbiamo visto quanto sia iniquo l&rsquo;attuale sistema di finanziamento. Attualmente ogni universit&agrave; viene considerata &lsquo;virtuosa&rsquo; sulla base del rapporto tra due fattori: il FFO e il costo del personale, che non deve superare il 90% del FFO, peraltro negli ultimi anni fortemente ridotto, tanto da condannare molti atenei, incolpevoli, a superare la fatidica soglia. Alle universit&agrave; over 90% sono impedite l&rsquo;assunzione di altro personale (anche a fronte di ingenti pensionamenti), l&rsquo;assegnazione di fondi straordinari come quelli del piano per i professori associati e altre facilitazioni. Poco importa se una universit&agrave; ha un bilancio sano, non ha debiti e svolge egregiamente le attivit&agrave; di ricerca e di didattica. Si &egrave; condannati al blocco! &Egrave; allo studio del MIUR un decreto che modificher&agrave; questo rapporto. Dalle prime indiscrezioni sembra che la &lsquo;virt&ugrave;&rsquo; sar&agrave; misurata in base al rapporto, che non dovr&agrave; superare l&rsquo;80%, tra il costo complessivo del personale e le entrate certe, costituite dal FFO e dalla tasse studentesche, oltre che da eventuali altri contributi di enti pubblici e privati. A fronte di un FFO progressivamente ridotto e distribuito in maniera iniqua, &egrave; evidente che questa misura finir&agrave; per premiare quelle universit&agrave; con una tassazione studentesca alta e imporr&agrave; a tutti gli atenei di aumentare le tasse, cosa quasi impossibile, oltre che ingiusta, in alcuni contesti sociali. Attualmente la legge fissa massimo al 20% del FFO l&rsquo;entit&agrave; delle entrate dalle tasse studentesche, ma tale limite &egrave; stato impunemente superato da molte universit&agrave;, anzi spesso anche premiate nell&rsquo;assegnazione del FFO. Cosa preveder&agrave; il nuovo decreto in tal senso? Come non tener conto che nelle universit&agrave; italiane statali le tasse mediamente oscillano da un minimo annuo di 250-300 euro ad un massimo di 1.500-1.700 euro e che in alcune aree del paese ci sono migliaia di ragazzi che non pagano, giustamente, nemmeno un euro di tasse a causa delle difficili condizioni familiari e che di essi si occupano esclusivamente le universit&agrave; con i propri bilanci senza ricevere il minimo sostegno integrativo statale, pur previsto da una legge del 2001 mai applicata? Come non considerare che in alcune aree Fondazioni bancarie, Enti locali e imprese possono garantire sostegni altrove impensabili? Come non considerare che, ad esempio nella universit&agrave; di cui sono rettore, ben l&rsquo;82% dei laureati sono figli di genitori privi di un titolo di laurea, e di questi addirittura il 38% ha genitori del tutto privi di titoli di studio (rispetto al 25,7% della media nazionale), o, ancora, che il 34% (rispetto al 24,2% della media nazionale) appartiene alla classe operaia? Eppure questa giovane universit&agrave; ha bravi docenti e ricercatori, con una buona produzione scientifica, come emerge da classifiche internazionali (ad es. SIR 2001, che la pone alla pari o sopra atenei ben pi&ugrave; blasonati), ha intensi rapporti con le imprese, sta facendo nascere societ&agrave; giovanili di spin-off. Insomma, si rischia ancora una volta che quelle universit&agrave; che ricevono dallo Stato meno della met&agrave; della quota di finanziamento pubblico per studente rischino di essere ulteriormente penalizzate a causa della bassa incidenza della loro tassazione studentesca.<br />
In qualche modo collegato &egrave; il tema dell&rsquo;accreditamento, previsto dalla legge &lsquo;Gelmini&rsquo;. Molto dipender&agrave; da come verr&agrave; realizzato, se, cio&egrave;, con il giusto obiettivo di fissare in maniera equa e condivisa requisiti minimi di qualit&agrave;, al di sotto dei quali un corso non pu&ograve; essere attivato, oppure in modo da ricavare una graduatoria di universit&agrave; e corsi di serie A, B, C, affidando a questo sistema, di fatto, l&rsquo;abolizione del valore legale del titolo. Se cos&igrave; fosse, potrebbe verificarsi che un mediocre studente laureato nell&rsquo;universit&agrave; A, magari perch&eacute; appartenente ad una famiglia facoltosa in grado di garantire i costi di un trasferimento in una citt&agrave; lontana e il pagamento di tasse alte, sia valutato legalmente meglio di un laureato eccellente in una universit&agrave; B. Si stabilirebbe cos&igrave; uno strano concetto di valutazione delle capacit&agrave; individuali e di meritocrazia. Il rischio concreto &egrave; che si scivoli progressivamente, annullando anni di battaglie politiche e di lotte studentesche, verso una universit&agrave; di elite solo per alcuni, lasciando alle masse di studenti meno fortunati una formazione qualitativamente scadente, in sedi minori, dalle quali anche i docenti migliori inevitabilmente fuggiranno. Del resto questo governo, che, come ha acutamente osservato il presidente del Censis Giuseppe De Rita, non &egrave; un semplice governo tecnico ma &egrave; un governo espressione dell&rsquo;elite, sembra associare allo stile rigoroso e allo spirito di servizio una sorta di sentimento, certo non dichiarato, di superiorit&agrave; e distanza dal popolo e dalle sue espressioni politiche (che, indubbiamente, non hanno dato grande prova negli anni recenti), per il quale e al di sopra del quale si assume il compito di decidere. In questo momento cruciale, l&rsquo;universit&agrave; italiana dovr&agrave; decidere se stare dalla parte dell&rsquo;elite o valorizzare la sua connotazione democratica, garantendo a tutti reali pari opportunit&agrave; e applicando il principio costituzionale secondo il quale &ldquo;i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi pi&ugrave; alti degli studi&rdquo;.<br />
Giuliano Volpe<br />
Rettore dell&rsquo;Universit&agrave; di Foggia<br />
&nbsp;</p>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.rettore.unifg.it/dblog/articolo.asp?articolo=637"/>
		<issued>2012-02-02T09:49:33+01:00</issued>
		<modified>2012-02-02T09:49:33+01:00</modified>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		<wfw:comments>http://www.rettore.unifg.it/dblog/articolo.asp?articolo=637#commenti</wfw:comments>
	</entry>
</feed>
